Gombola

CA’ DEL GHIDDO

CadelGhiddo

Si tratta di un complesso rurale risalente al XVIII – XIX secolo, caratterizzato dalla presenza di una torre centrale, un’entrata ad arco che consente l’accesso alla corte interna e l’oratorio del ‘700 dedicato alla Beata Vergine della Neve.

CASA BARDUZZI

CasaBarduzziUna piccola borgata, in via del Veneziano, che costituisce un considerevole esempio di casatorre del ‘200 o dei primi del ‘300. Ancora oggi si notano parti del portale d’accesso originario ed un pregevole loggiato seicentesco costituito da colonnette in pietra arenaria finemente scolpite.

CA’ DEL TÒC (Casa del tocco)

CasadelToccoIl nome “Casa del Tocco” deriva da un’antica leggenda:
“Un sacerdote del luogo aveva legato per testamento i suoi beni ad un nipote con l’impegno di suffragarne l’anima. A questi, che non se ne curava,lo zio apparve ripetutamente rimproverandolo e richiamandolo alle promesse fatte. La voce implorante del defunto si espandeva nella Vallata del Torella. Una notte, durante la quale la voce del defunto si era fatta più insistente e quasi minacciosa, il giovane nipote apri, sgarbatamente, le imposte, maledisse la memoria dello zio e richiuse nuovamente. Si avverti contro di esse un violento urto. Al mattino vi stava impressa l’impronta di una mano infuocata. La paura del giovane fu enorme. Sull’istante sbiancò di capelli e nello spazio di 48 ore cadde morto. Da tale morte, indicata dal popolo con la parola “tòc” o colpo, ne trasse nome la località. Si dice che l’imposta sulla quale restò l’impronta della mano sia conservata in Vaticano al museo del Soprannaturale.”
(“Polinago e le sue frazioni”, Pasquino Fiorenzi).

MARANELLO DI GOMBOLA E LA CASELLA

MaranelloCasellaMaranello è una borgata situata sull’omonima via tra il capoluogo e Gombola.
Tra le caratteristiche del borgo da menzionare la presenza di un antico oratorio di cui già si parla nell’Archivio della Curia di Modena in un documento del 1675. La struttura originaria è andata persa in un movimento franoso e la sua ricostruzione è del 1810, anno in cui venne dedicato a San Pancrazio (anteriormente era probabilmente consacrato a Santa Margherita).
Qualche metro sopra Maranello sorge un’altra caratteristica borgata, la Casella, che si distingue per una grande croce che domina il monte e per una maestà nel 1878.
Da qui è possibile ammirare un bel panorama della vallata di Gombola.

IL MULINO DI GOMBOLA

MulinoIl mulino di Gombola è di proprietà della famiglia Veratti e risale al XIX secolo. Il suo funzionamento è legato a un doppio sistema ad argani ed è ormai rimasto l’ultimo mulino in attività del territorio.

ORATORIO DI SANTA CROCE

OratorioTra Gombola e Talbignano sorge sulle rive del Rossenna il caratteristico Oratorio di Santa Croce. Di antica costruzione, l’Oratorio fu compromesso dalla piena del Rossenna e del vicino torrente Cervaro nel 1842. La successiva ricostruzione ha portato all’attuale forma ottagonale con la presenza di un piccolo campanile a torre con finestre ad arco. Sull’antico muro a fianco dell’oratorio è posta un’epigrafe che ricorda i caduti della seconda guerra mondiale.
La presenza di un oratorio dedicato alla Santa Croce è documentato fin dal 1006 ed è arricchito di racconti di eventi straordinari. In particolare si narra che tale Bartolomeo Casolari il 3 aprile 1769 in compagnia del figlioletto, durante il tragitto per raggiungere un fondo di sua proprietà, notò un sasso con una croce che si distingueva per un diverso colore. Si gridò al miracolo e la croce, si dice visibile anche di notte, diventò ben presto famosa con diverse persone che si muovevano dal modenese, dal reggiano, dal mantovano per ammirare il fenomeno e per chiedere grazie. Quel bambino, piccolo testimone dell’evento, era Don Paolo Casolari che si impegnò perchè sul luogo fosse ricostruito un oratorio da dedicare al culto della Santa Croce.

LA PICCINIERA

PiccinieraLungo Via San Michele sorge un piccolo borgo quattro-cinquecentesco che originariamente svolgeva la funzione di casino di caccia dei conti Cesi. L’insediamento annovera tra i propri edifici una casatorre della seconda metà del cinquecento, un oratorio dedicato alla Beata Vergine del Rosario ed un’edicola votiva settecentesca che rappresenta la Madonna col Bambino di autore ignoto.
La Picciniera ha anche una storia partigiana avendo ospitato il comando della formazione “General Marcello” dopo l’incendio di Casa Pace. Un’epigrafe ricorda il sacrificio del tredicenne Franco Cesana riconosciuto come il più giovane caduto partigiano d’Italia.

IL SANTO DI GOMBOLA

SantoGombolaLa storia del “Santo” di Gombola è difficilmente documentabile e spesso sconfina nella leggenda.
Ecco come ne scrive don Paride Candeli nel suo libro dedicato a Gombola (Gombola di Polinago – Editrice Teic Modena 1986).
“Sono ben poche le parrocchie che possono dire di avere avuto un santo. Mocogno, Cadignano e Gombola della Valrossenna hanno avuto questo privilegio. Mocogno ha dato i natali al beato Marco, Cadignano al beato Giacomo e Gombola al venerabile Antonio Macchia.
Il nostro servo di Dio nacque nel 1639 da Filippo Macchia e Giovanna Alcini, genitori ricchi di fede ed anche di beni di fortuna. Antonio venne educato cristianamente e, quantunque agiato, abituato ad una vita di sacrificio.
Nel 1672, all’eta di 33 anni, sposò una certa Maria Lusignoli di Monzone. Da questo matrimonio nacquero sei figli: due morirono bambini; degli altri, uno di nome Filippo si fece sacerdote ed esercitò il suo ministero prima a Polinago come cappellano e poi a Brandola come arciprete. Dopo 14 anni di matrimonio gli venne a mancare la moglie Maria. Il figlio più giovane aveva soltanto 8 anni.
Consigliato saggiamente da persone vicine, Antonio si sposò di nuovo con certa Domenica Perrotti, sorella dell’arciprete di Polinago.
Nel 1694, appena cinquantacinquenne, moriva dopo avere speso la sua breve vita nel santo timore di Dio e nel lavoro. Antonio Macchia prima di morire fece testamento: l’atto autografo è conservato nell’archivio parrocchiale di Gombola.
Fu sepolto sotto il pavimento della chiesa. A quei tempi molti, per privilegio particolare, venivano sepolti in chiesa in posto riservato. Il fatto che sia stato sepolto accanto all’altare maggiore ci induce a pensare che anche in vita abbia occupato un posto di notevole prestigio.
Per quasi due secoli il santo riposò nel sarcofago presso l’altare maggiore. L’8 Maggio 1830, dovendosi rifare il pavimento della chiesa, mentre si guastava il vecchio venne trovato il corpo incorrotto di Antonio Macchia. Erano trascorsi 136 anni dalla sua morte. Fu pure rinvenuta intatta la cappa di Confratello del SS. Sacramento che indossava quando fu inumato. L’avvenimento suscitò grande commozione non solo in Gombola, ma anche nelle parrocchie vicine. L’urna con la salma mummificata di Giovanni Antonio Macchia fu poi sistemata in una stanza tra la chiesa e la canonica e divenne subite meta di pellegrinaggi.
Più volte il vescovo e l’ufficiale sanitario fecero pressione presso il parroco, perchè i resti del Macchia fossero trasferiti nel cimitero; ma la gente di Gombola era ormai troppo legata a quel santo che, come si diceva, era stato voluto dal destino ed era tornato alla luce miracolosamente dopo due secoli di oscurità.
L’unico trasferimento si ebbe nel 1959, quando dalla chiesa parrocchiale fu portato nell’oratorio della B.V. del Carmine. Proprio in questa circostanza si attribuì al santo un miracolo.
Un bambino di 9 anni, Agostino Cabri, affetto da una malformazione ad una gamba, seguiva il trasporto della salma implorante fervorosamente la guarigione. Nella successiva visita medica non gli venne più riscontrata alcuna malformazione.
L’arciprete di Gombola don Paolo Casolari (1803-1853) scrisse le memorie di Antonio Macchia e in esse troviamo raccontate diverse grazie ottenute per sua intercessione. La gente di Gombola lo chiama “il santo” e continua a venerarlo anche nel luogo ove ora è sistemato, cioè nella cappella del Carmine posta vicino al cimitero.
Qualcuno potrà chiedersi: quale fu ed è l’atteggiamento ufficiale della Chiesa?
In data 31 Dicembre 1832 don Casolari scrisse al vescovo: “In una camera attigua alla chiesa e stata fatta un’urna attaccata al muro entro la quale sta serrato con chiave il corpo ritrovato del fu Antonio Macchia, il quale non cessa di essere ammirato e visitato da forestieri con certa religiosa curiosità, appagata la quale partono contenti.
Non potendosi questo chiamare culto, ciononostante per ovviare a qualunque sospetto di culto indebito, desidera il parroco attuale qualche determinazione del superiore in proposito”.
Per quante ricerche abbiamo fatto, non ci è stato possibile ritrovare risposta alcuna da parte dell’autorità ecclesiastica …